di Alberto Mariotti - 02 aprile 2019

Non mollare mai!

È il motto di marco Gradoni, che a soli 15 anni ha già vinto il mondiale Optimist due volte di fila. in attesa di capire con quale classe proseguire sogna di vincere le olimpiadi
Marco Gradoni, romano classe 2004 in forza al club laziale Tognazzi Marine Villagge, è uno dei giovani italiani più forti e promettenti. Marco ha infatti vinto due mondiali Optimist consecutivi, nel 2017 a Pattaya in Thailandia, e ancora nel 2018 a Cipro.
Un risultato eccezionale per la vela italiana, che mancava dal lontano 1999, quando Mattia Pressich conquistò il titolo iridato in Martinica. Marco Gradoni è il settimo velista a realizzare la doppietta nel mondiale Optimist, che si disputa dal 1962.

Prima di lui ci sono riusciti il danese Peter Warrer (1967-1968), lo svedese Johan Peterson (1979-1980), l’olandese Serge Kats (1984-1985), l’argentino Martin Jenkins (1994-1995), Mattia Pressich (1998-1999) e il croato Filip Matika (2002-2003). In 56 anni di mondiali Optimist, Gradoni è il quinto italiano a vincere il titolo dopo Sabrina Landi (1987), Ugo Vianello (1988), Luca Bursic (1997), Mattia Pressich (1998-1999).
Grazie alle sue vittorie Marco è stato anche due volte finalista del premio Velista dell’Anno FIV, ma in entrambe le edizioni è stato sconfitto dalla potenza di Ruggero Tita e Caterina Banti, dominatori della classe Nacra 17 foil.
Lo abbiamo incontrato a Villa Miani a Roma, in occasione della cerimonia di premiazione e siamo sicuri che Marco avrà molte occasioni per vincere anche quel titolo.

Marco ti aspettavi questi risultati quando hai iniziato la tua carriera?
«All’inizio no, ma con il passare degli anni, soprattutto dopo il primo mondiale del 2017 ho sempre creduto di potercela fare».
A proposito del primo mondiale, quella vittoria ti ha cambiato la vita?
«In realtà no, perché la mia vita era già cambiata prima di quella vittoria. A livello agonistico la vela è uno sport che richiede tanto tempo e impegno costante, non puoi più fare certe attività e devi concentrarti sull’esercizio fisico. Quando è arrivata quella vittoria in fondo non è cambiato molto, la mia vita è rimasta sostanzialmente la stessa. A dire il vero una cosa è mutata: nei campi di regata hanno iniziato a riconoscermi».
Quale pensi sia il fattore che ha inciso di più sulle tue prestazioni?
«Mantenere la calma nei momenti più difficili. È importante dare il massimo anche quando in regata sei indietro o la motivazione è bassa. In un campionato mondiale che dura tanti giorni può capitarne uno in cui non ti senti in forma, ed è proprio quello in cui devi tirare fuori il meglio di te».
Con quali condizioni meteo peferisci?
«Sicuramente preferisco il caldo, per quanto riguarda il vento mi va bene tutto. Se dovessi proprio scegliere direi che 13 nodi sono le mie condizioni perfette».
Come t’immagini fra dieci anni?
«Spero di continuare a fare vela e portare a casa risultati importanti!»
Hai da poco compiuto 15 anni e tra poco dovrai cambiare classe. Con quale barca ti piacerebbe proseguire?
«Ci sto ancora pensando, non ho deciso. Ho ancora qualche mese per pensarci, a settembre avrò le idee più chiare e comunicherò la mia decisione».
Ti piace il foiling? Andrai verso una classe “volante” o preferisci restare con i piedi per terra?
«Il foiling mi piace e amo la velocità. Apprezzo quindi sia le tavole kite con i foil che le barche tipo Moth e Nacra 17 foil, ma le vedo più per un divertimento puro e non come classe velica per regatare».
Qual è il tuo sogno di oggi?
«Provare a vincere una o due Olimpiadi con una bella classe».
Cosa diresti a un bambino che sta iniziando ad andare a vela?
«Anche se oggi ho due mondiali alle spalle anche io ho avuto 7/8 anni e all’inizio non è che mi piacesse molto andare in barca a vela. A volte può essere noioso e quando sei indietro nelle regate ti chiedi chi te l’ha fatto fare o perché ti tocca finire così, però poi alla fine devi crederci e dare sempre il massimo. I risultati arriveranno».
Ci racconti come hai iniziato?
«Sono nato e vissuto a Roma e d’estate la mia famiglia mi portava a Fano, nelle Marche per tre mesi. Verso i 7 anni mia madre mi ha iscritto a un corso di vela, mi è piaciuto e ho proseguito prima con la preagonistica e poi con l’agonistica. Andavo a Fano tutti i weekend, ma vista la distanza da Roma ho scelto un club sulla costa laziale, il Tognazzi Marine Village. Ho una sorella di due anni più grande che ha iniziato a fare vela con me, ma poi ha smesso, oggi tifa sempre per me, quindi è come se avesse continuato».
Hai paura che le distrazioni giovanili possano allontanarti dalla vela?
«No, non mi è mai venuta voglia di fare altro e non credo mi verrà mai, a me la vela piace e sono convinto che sarà così per sempre, non ho mai pensato di mollare».
Come gestisci vela e scuola?
«Come dicevo la vela sottrae molto tempo e accade di perdere diversi giorni di studio. Frequento il secondo liceo scientifico, che è impegnativo, ma per fortuna la scuola e i professori mi sono vicini, quando sono in classe sto attento e anche sui banchi faccio il massimo per non restare indietro».
La Coppa America ti piace?
«Si, la seguo ma preferisco le barche piccole dove hai ancora una certa sensibilità, le grandi mi affascinano, ma le piccole mi interessano di più».
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