Round Aeolian Race, avventura intorno alle Eolie

Un dittongo morbido che evoca storia, mito e leggende mediterranee e la parola race, che non lascia spazio a interpretazioni diverse. Pubblichiamo il racconto del nostro amico e collaboratore Paolo Codeluppi che ha partecipato alla Round Eolian Race a bordo dell'Ice 60 Beforme the Storm

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Un luogo, le Isole Eolie, fra i più incredibili al mondo: isole nate dal fuoco profondo, laddove la placca africana si immerge sotto quella europea, dove forze immani generano terremoti profondi e magmi in risalita. Fumarole, pomice, zolfo, sciare. Vulcani dai pendii scoscesi che raggiungono quasi i mille metri.

Isole di fuoco, rudi, difficili ma ingentilite dal sapiente lavoro dell’uomo, da quella mano che per sopravvivere diventa abile arrivando perfino a stupire. Isole calde, siamo in Sicilia, dove la stagione estiva non vuole mai tramontare lasciando spazio al sole di ottobre, per bagni e turismo quando al nord già si indossano i primi capispalla.

La RAR non è solo una regata di fine estate ma il trait d’union ideale fra la stagione velica in Mediterraneo e la Rolex Middle Sea Race, di cui la RAR interseca il percorso (la “MIDDLE” infatti tocca tutte le Eolie lasciandole a sinistra per poi andare verso le Egadi). Diverse barche sostano qui dopo la RAR per poi trasferirsi a Malta per quella che è forse la più prestigiosa regata del Mediterraneo.

Arrivo al Marina di Capo d’Orlando qualche giorno prima della regata. Un po’ per immergermi gradualmente nell’atmosfera e un po’ perché non amo calpestare un suolo senza dedicargli il giusto tempo. Davanti a me le isole corredate di una grande nube cumuliforme che le sovrasta quasi a testimoniare che qui, la fucina di Zeus non chiude mai.

Sono incredibilmente vicine e invitanti al punto che vorresti dimenticare la regata per poterti immergere anima e corpo nel loro fascino mediterraneo ma al tempo stesso isolano. In effetti, attraversarle in regata senza conoscerle ti lascia l’appetito in bocca, un pò come quando ti alzi da tavola in un ottimo ristorante e il tuo stomaco, saziato dalla qualità della cucina, reclama la quantità delle porzioni di casa. Lambirne i fianchi non può che indurti a fare promessa di ritorno: le Eolie non si possono salutare così, semplicemente. Ognuna di esse racchiude storie leggendarie, raccontate dai suoi fianchi scoscesi, talora verdeggianti e talaltra infuocati. Vigneti, cappereti, spesso riempiono le caldere di antichi edifici vulcanici. Un arcipelago magico racchiuso a sud dalla Sicilia e a Nord dall’immensità del Mar Tirreno.

E penso a quanto si sia fortunati a vivere in un paese nato con queste valenze storiche e paesaggistiche. Forse dovremmo fare più tesoro di ciò che ci è stato donato e non dimenticare mai le opportunità che ci sono state concesse. È solo un mio pensiero ma la RAR, nata come tutte dalla passione di alcuni soci del Capo d’Orlando Yacht Club, può realmente diventare un riferimento europeo per l’agonismo e il diporto velico: il periodo strategico fra la stagione estiva e la “Middle”, il clima - è ancora piena estate- il luogo, fra i più spettacolari al mondo e il fascino invisibile ma percepibile ovunque, speciale cocktail di tutti gli elementi precedenti.

La RAR è una regata palindroma, ovvero la si può percorrere in senso orario o antiorario e questo stimola gli esperti di meteorologia e i giocatori d’azzardo. In mare ci sono gli uni e gli altri. Ed è bello così.

Come percorrerla rimane in ogni caso una scelta difficile poiché condizionata da insoppesabili condizioni locali, che possono mutare improvvisamente a causa di un microclima che le più ampie carte sinottiche non possono leggere. E allora ci si affida agli esperti del luogo, la scienza più precisa…

Copiare gli equipaggi più esperti è assolutamente inutile poiché hanno un passo diverso e il meteo al loro passaggio non sarà certo il vostro…

Siamo quaranta barche sulla linea di partenza suddivise in Multiscafi, regata/crociera, Grancrociera a testimonianza della presenza di un pubblico bene assortito. Il meteo, veramente bizzarro come una fata isterica, obbliga il comitato di regata a prendere l’ultima e definitiva decisione due ore prima della partenza. Si opta per una riduzione di percorso tagliando Filicudi e Alicudi, i due coni più a Ovest di tutto l’arcipelago.

Per questioni logistiche, poiché le piatte rischierebbero di compromettere gli arrivi senza aggiungere nulla più al fascino del percorso. L’evento deve in ogni caso chiudersi in tre giorni, e così la festa.

Sono imbarcato su un ICE 60, Before the Storm, una barca con la quale non si possono certo tirare delle “sportellate” sull’allineamento. Partiamo dopo i Multiscafi e, passato il disimpegno , ci mettiamo in rotta verso Salina, chi con il naso più sopravvento, coloro che hanno deciso di percorrere l’anello in senso orario, più poggiati gli altri.

Un leggero mare morto da N-O ci regala un leggerissimo beccheggio al quale ben presto riusciamo ad assuefarci. Una brezza e un sole caldo ci accompagnano fino a Salina, giacché decidiamo per il percorso orario. Alternando il fiocco light e l’A0, per assecondare i piccoli salti di vento, ci troviamo ben presto nel canale alle spalle di Fra Diavolo (un Milyus 60 e Lisa R). Se il vento di distende in questo modo, le posizioni potrebbero solo consolidarsi ma le correnti, i salti e il meteo ballerino potrebbero regalarci sorprese.

A bordo ogni manovra è impeccabilmente chiamata ed eseguita. Si cambiano vele da 200 mq come fossero tormentine. Rimango affascinato dal tracciato che, per quanto sia di un centinaio di miglia (nonostante la riduzione), rimane circoscritto dallo sguardo e dalla sua umana percezione. Isole che pur essendo lontane, “sono lì”. E questo invita a procedere come il canto delle sirene di Ulisse. Inevitabilmente si formano gruppi fatti di barche con rating analoghi che si studiano e confrontano cercando di ottimizzare la propria andatura per strappare qualche virgola di nodo.

Procediamo verso Stromboli mentre davanti a noi alcuni cumulo-nembi minacciosi sono fratturati da numerose saette. Mentre scapoliamo Stromboli ammainiamo il fiocco light e partiamo alle portanti. I colori accesi del tramonto e il rimescolamento atmosferico ci regalano quadri dalle forme e tinte indescrivibili. Incrociamo la prima barca che ha scelto l’antiorario.

Quando cala il buio il vento inizia a girare e noi iniziamo la danza delle vele (e delle andature). E’ come avere a che fare con una dea isterica e capricciosa che da un momento all’ altro ci regala tutto e il contrario di tutto. A fatica scapoliamo Panarea, tenendo i vari scogli a debita distanza e puntiamo direttamente sulle Bocche di Vulcano.

Nel canale fra Lipari e Vulcano ci abbonacciamo sentendo qua e là qualche refolo ma mai sufficiente ad abbriviare la barca ed assegnarle una direzione. Due barche si avvicinano a noi favorite dalle nostre arie inesistenti. Dopo una buona oretta di lotta col vento invisibile la marca si rimette in rotta a 7/8 nodi e nel giro di poco stacchiamo gli avversari. Procediamo a buona andatura in direzione del cancello d’uscita ma il vento bizzarro salta completamente costringendoci ad un bordeggio sporco a meno di un miglio dal cancello d’arrivo. Nel frattempo dietro di noi, con aria buona, sopraggiungono altre due barche che, anche se non ci raggiungeranno, saranno sicuramente davanti a noi in compensato. Tagliamo la linea alle 3.30 del mattino in terza posizione. Poteva andare meglio? Può sempre andare meglio anche se la magia del luogo e la qualità dell’equipaggio non rendono il più alto gradino del podio l’unica ragione per essere qui.

La classifica completa è consultabile a questo link.

Credits fotografici

Paolo Codeluppi-cpstudio.net

Salvatoere Lopez/YCCO

NAYE/YCCO

CAPO D'ORLANDO

È una piccola cittadina antistante le isole Eolie. La sua posizione diviene pertanto strategica allorchè si pensa di fare una vacanza all'arcipelago o, in montagna, suio Nebrodi. Il marina di recente costruzione può ospitare oltre 550 imbarcazioni e vanta un travel lift fra i più grandi della Sicila (110 t.). Le società di charter che operano nella zona sono due: 38° parallelo e Spartivento. Il marina è attrezzato di pompa di benzina, ristoranti, cantiere nautico (Multinautic 2.0), market bar e ristoranti.

Per informazioni:

Yacht club Capo d'Orlando: email: segreteria@ycco.it

Capo d'Orlando Marina: +390941964512 - Canale VHF 09 - info@capodorlandomarina.it

Cantiere Multinautic 2.0: "Multinautic 2.0 srl con sede nel porto turistico di Capo D'Orlando, in provincia di Messina, è un'azienda leader nel settore delle riparazioni navali ed è specializzata in assistenza, manutenzione e riparazione di motori per imbarcazioni e motori marini, riparazione motori fuoribordo ed entrobordo e motori diesel. Multinautic è centro assistenza e varo per Cantiere del Pardo, Azimut , Ferretti, Pershing, Adria Sail, APREA, Dominator. Presso la nostra struttura è possibile effettuare alaggio e ricovero di imbarcazioni, forniamo inoltre equipaggiamento di bordo e materiali per la sicurezza dell'imbarcazione" tel.: 0941 964506

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