Sessa Marine C46

Stile italiano ed elevata qualità binomio di modello facilmente reperibile e rivendibile. La manovrabilità di Ips lo rende ideale per i neofiti di questa taglia
​di Piero Ragazzi
Sessa Marine C46

Il cantiere Sessa di Vimercate (MB) negli anni ‘70 era uno dei più attivi costruttori nel settore dei natanti con fuoribordo. Se oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, abbiamo perso anche la memoria di molti di quei marchi, ma non di Sessa, si comprende come il cantiere si sia saputo evolvere correttamente introducendo “dinamiche di scala” tipiche della produzione di serie. L’attuale proposta di Sessa Marine, infatti, si basa su due fasce dimensionali: quella compresa tra 18’ e 36’, abbinata a motori fuoribordo e piedi poppieri e una seconda composta da tre linee di yacht (Flybridge, Yacht e Cruiser) che coprono la fascia dimensionale compresa tra 35’ e 68’ e che montano tutte motori Volvo Penta Ips.

Il C46, che attualmente non è più a listino, è un’imbarcazione interessante per il disegno facilmente riconoscibile, moderna nello stile e nelle scelte tecniche, ricca di soluzioni interessanti e che si trova con sufficiente facilità sul mercato dell’usato. Pur avendo una dimensione che la colloca nella fascia media, il sistema di propulsione e di governo (Volvo Ips) la rende semplice da condurre e quindi accessibile anche a un’utenza non necessariamente esperta. Il C46 della nostra prova è una costruzione del 2010 con meno di 400 ore di esercizio dei motori. Si tratta quindi di un’unità giovane dalla quale è lecito attendersi una buona efficienza generale e un contenuto deperimento per usura e vetustà.

Carena sviluppata con Volvo Penta

La carena, sviluppata in collaborazione con Volvo Penta per ottimizzare il rendimento dei pod Ips, è il classico scafo con tre coppie di pattini longitudinali Hunt caratterizzato da un deadrise equilibrato che promette facilità di virare ad alta velocità con un assetto trasversale confortevole.

Come nel caso delle trasmissioni con piedi poppieri, anche con gli Ips, osservando la carena dal basso, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a uno scafo più lungo di quanto non sia in realtà. Ciò è dovuto alla pulizia delle linee che fino a poppa sono completamente libere e prive di appendici. Anche sullo spigolo dello specchio di poppa non si notano appendici evidenti in quanto, al posto dei consueti trim tab, troviamo gli intruder che, quando retratti, sono praticamente invisibili. Come è naturale attendersi da una barca di questa età, le condizioni del laminato della carena sono molto buone e non sono presenti i piccoli crateri generati dalle bollicine d’aria inclusi nel film del gelcoat (difetto tipico nelle laminazioni di qualità più modesta). Le murate colorate in una tonalità di azzurro piuttosto scuro soffrono però dei problemi tipici dell’esposizione agli ultravioletti e il decadimento estetico è piuttosto accentuato con sensibili viraggi nel colore. La scelta di lasciare lo specchio di poppa bianco, invece, oltre a rendere più leggero l’aspetto dell’imbarcazione, offre il vantaggio di un più contenuto invecchiamento estetico in una zona critica perché esposta più direttamente ai raggi solari e allo sguardo dalla banchina.Sempre da poppa si notano le dimensioni della stampata del cofano del garage che si solleva in un blocco unico con la parte centrale della spiaggia per consentire un più facile alaggio e varo del tender. Il pezzo è grande e pesante e può far sorgere qualche dubbio sulle future condizioni del gelcoat nelle gole delle laminazioni quando, invecchiando, i materiali avranno perso parte della loro naturale elasticità.

La prova

Avviati i motori proviamo subito il disormeggio con l’ausilio del joystick Volvo che comanda autonomamente pod Ips ed elica di prua per muovere la barca nella direzione desiderata. Questi sistemi di ausilio facilitano non poco la vita ai meno esperti che, anche con vento al traverso, hanno meno difficoltà a manovrare negli spazi più angusti. Guadagnato il mare aperto si apprezzano le qualità tipiche del sistema pod IPS: rumore contenuto, fumosità inesistente, anche a motori non ancora in temperatura, assenza di vibrazioni, grande reattività al timone e risposta pronta alle sollecitazioni del gas.

Durante la navigazione abbiamo incontrato le condizioni di mare tipiche delle vacanze con mare stato 2 (scala Douglas) e vento forza 2 (scala Beaufort): buone per raggiungere la velocità massima e non molto impegnative per la carena. Questa si è confermata valida non impattando mai in modo ruvido con le onde affrontate anche al massimo della velocità, che è di circa 30 nodi con 8 persone a bordo, 1/3 di combustibile e carico generale leggero. Buona la reattività all’inserimento degli intruder che governano efficacemente tanto l’assetto longitudinale quanto quello trasversale.

La costruzione

Partendo da poppa il cofano del garage si solleva a sufficienza per permettere di aprire bene il fondo del vano del tender ed accedere alla sala macchine. È così possibile entrare con comodità praticamente in tutte le zone dei motori ma, verso poppa le cose si complicano per arrivare alle teste degli Ips ed alle valvole di chiusura dell’acqua di raffreddamento. I serbatoi del gasolio, realizzati in materiale plastico semitrasparente sono una soluzione geniale per avere immediata sensazione del livello del combustibile.

Il pozzetto è organizzato in tre aree distinte: il prendisole di poppa sul cofano del garage, una zona conviviale con tavolo ad anta ripiegabile posizionato a sinistra di fronte al bar attrezzato con frigo, ice maker, piano di cottura e lavello. La terza zona è costituita da una chaise lounge a sinistra e dalla timoneria a dritta con il posto di manovra veramente ben studiato.

Tutti gli strumenti necessari sono concentrati in una consolle di immediato controllo, il timone è regolabile così come le poltroncine di pilota e copilota e il joystick è facilmente raggiungibile senza perdere la concentrazione sulla manovra. Meno positiva, invece, è l’altezza del prendisole sul cofano del garage che limita la visibilità posteriore e rende necessario manovrare in piedi. In questa situazione le persone di statura più alta saranno infastidite dalla contenuta altezza disponibile con hard top chiuso il cui movimento è comunque rapido ed efficace e bastano una manciata di secondi per aprirlo.

Gli interni

La scala di accesso al ponte inferiore porta a una dinette con divano a C sulla dritta opposto alla cucina realizzata a murata a sinistra. A prora la cabina Vip è dotata di un ingegnoso letto con apertura a compasso che permette di trasformare in pochi secondi il letto matrimoniale in un doppio singolo da cabina twin. Il bagno ha doppio accesso rendendo questi servizi non esclusivi per la cabina Vip. La cabina armatoriale è collocata a poppa è a tutto baglio ed è illuminata dai tre oblò su ogni murata di cui quello centrale è apribile.

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