Vela e Motore di Giugno è in edicola!

Il nuovo numero di Vela e Motore è arrivato nelle edicole!

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Contenuti

Il nuovo numero di Giugno 2021 è in edicola con un lungo articolo dedicato ai multiscafi dove vi presentiamo le principali novità dei cantieri. Per la tecnica pubblichiamo invece un servizio sui migliori fuoribordo ad alta potenza con le proposte delle principali aziende del mercato. Facili da controllare, grazie ai progressi stupefacenti dell’elettronica, promettono prestazioni al top, più spazio a bordo e consumi sotto controllo.

Nella sezione cultura del mare vi parliamo di Pippo Dalla Vecchia, personaggio mitico del nostro sport che ci ha lasciati a novant’anni. Figlio di un gommista, era il re della vela napoletana e italiana. Governava come un sovrano illuminato il Reale Yacht Club Canottieri Savoia di Napoli. Battagliero, pungente e visionario lo ritroviamo in queste divertenti testimonianze. E poi Rosalba Giugni, fondatrice di Marevivo, una delle voci più autorevoli per la difesa dell’ambiente marino.

Nella sezione Aziende parliamo di Aqua, la nuova linea di prodotti vernicianti di Veneziani Yachting che riduce drasticamente le emissioni dei composti organici volatili, offrendo prestazioni eccellenti, equiparabili a quelle dei prodotti a base solvente. Ci illustra peculiarità e vantaggi Simone Garofoli, responsabile formulazione prodotti opera viva. E poi Parà, con il ceo Marco Parravicini che ci spiega come avviene la produzione di prodotti di alta qualità. Selezionare il tessuto giusto per tendalini, cuscinerie, copritimone e tappezzerie della barca è importante. Una scelta corretta contribuirà a fare della permanenza a bordo una vacanza all’insegna del comfort.

Tra le prove a motore abbiamo il De Antonio D34 Cruiser, modello protagonista della nostra copertina. Il D34 del cantiere spagnolo offre grandi spazi esterni e interni con una cucina, due cabine e un bagno. Il mezzo perfetto per lunghe navigazioni in compagnia. Per i natanti abbiamo lo XO Boats DFNDR 8, un piccolo open tutta sostanza che fa della leggerezza e della solidità strutturali il suo identificativo. Nasce nei fiordi finlandesi ma, grazie al look aggressivo e minimal, fa già tendenza in Mediterraneo. Per il mutiscafi a motore vi proponiamo invece il Leopard 53 PC, un mix perfetto di lusso e comfort che garantisce crociere esaltanti grazie alla distribuzione degli spazi con diverse versioni di layout e spazi esterni per la vita en plein air. È la proposta del cantiere sudafricano Robertson and Caine destinata agli amanti delle lunghe navigazioni. Per la vela abbiamo l’Excess 11, entry level del nuovo brand di gruppo Beneteau, è un catamarano con layout a tre o quattro cabine. Disponibile anche nella versione Pulse Line con piano velico maggiorato.

Infine lo sport e il grande ritorno tra le boe a Portofino con i maxi e le Regate di Primavera – Splendido Mare Cup. Vince Capricorno di Rinaldo Del Bono davanti a Twin Soul B di Luciano Gandini e Pendagron di Carlo Alberini.

Editoriale

ITALIA TERRA DI MULTISCAFI

DI ALBERTO MARIOTTI

Chi avrebbe mai detto che un giorno l’Italia avrebbe sfidato a testa alta i cugini transalpini sul loro campo di gioco. Possiamo infatti dire che i multiscafi siano diventati il fenomeno di massa che oggi conosciamo proprio grazie ai francesi: sono loro che per primi hanno dato il via alla produzione in grande serie di modelli che hanno fatto la storia. Fountaine Pajot è nato nel 1976, Lagoon otto anni più tardi, nel 1984.

Ai due maggiori produttori al mondo di catamarani si sono negli anni affiancati piccoli cantieri specializzati in modelli molto veloci, come Outremer e Catana, o molto spaziosi, come Bali Catamarans (che fa parte di Catana Group). Due produttori altrettanto storici, Nautitech e Privilège, sono stati acquistati rispettivamente da Bavaria Yachts e Hanse Group. Più recente ma non meno esaltante la storia di Neel Trimarans, cantiere con sede a La Rochelle fondato da Eric Bruneel che si è subito specializzato nella costruzione di trimarani a vela. Più veloci e spaziosi dei fratelli a due scafi, questi trimarani sono apprezzati soprattutto da chi proviene dai monoscafi ricercando lo stesso feeling al timone di un’imbarcazione dall’anima race in un mezzo più comodo e dai volumi che pongono pochi limiti alla fantasia.

In dieci anni si è affermato sul mercato tanto da raddoppiare e varare il primo trimarano a motore da 56 piedi con il brand Leen. Ma dicevamo dell’Italia, dove i multiscafi erano a volte visti con un po’ di sospetto perché giudicati dai velisti puri un po’ troppo lenti e poco aggraziati. Ma la crescita a vista d’occhio del settore ha fatto rizzare le antenne ai nostri architetti navali e cantieri. E le persone, soprattutto le meno esperte, hanno scoperto che potevano andar per mare con meno problemi e più comfort.

La capacità artigianale e la ricerca maniacale della qualità hanno permesso ai nostri cantieri di differenziarsi rispetto ai francesi e offrire prodotti esteticamente vincenti e spesso più orientati alle performance. E anche nei multiscafi replichiamo lo schema dei monoscafi, dove i francesi sono più forti sui grandi numeri (vedi Jeanneau, Beneteau, Dufour), noi più bravi sulla piccola e media serie di super qualità (Grand Soleil, Solaris, Mylius, Italia Yachts, Ice Yachts e via dicendo). Oggi tra i principali produttori italiani di multiscafi ci sono Ice Yachts, Itacamarans, C-Catamarans e qualche altro piccolo costruttore. Fanno pochi pezzi, ma buoni. E siamo sicuri che a breve anche qualche altro big nostrano tirerà fuori un progetto a due scafi, come del resto lo stesso SouthernWind (cantiere fondato a Cape Town nel 1991 dall’ingegnere italiano Willy Persico) ha già fatto lo scorso anno, presentando i disegni di un 90 piedi, il SWCAT90.

Buon vento e buona lettura!

Opinione

A Venezia la barca è luogo intimo

di Antonio Vettese

Lo scrivo subito: sono coinvolto nella organizzazione del Salone Nautico di Venezia come consulente dell’Ufficio Stampa. Questo tuttavia non mi impedisce, lo affermo con serenità e non perché sono di parte, di riportare sensazioni e percezioni positive raccolte all’interno dell’Arsenale, luogo incantato dove per la seconda volta si è svolta una mostra nautica. Nonostante le difficoltà imposte dalle restrizioni dovute alla pandemia espositori e visitatori sono arrivati. Gli espositori hanno sostanzialmente raddoppiato i numeri della prima edizione, 220 barche e 160 espositori. I visitatori sono cresciuti in maniera significativa, anche grazie al prolungamento del periodo di esposizione e la estensione a due week end che comprendono il ponte del 2 giugno. Bel tempo, Venezia in ripartenza e di fronte alle barche la Biennale Architettura con un tema impegnativo “How will we live togheter” che trova una risposta anche nel mondo delle barche. La pandemia ha fatto ritrovare ai nostri oggetti galleggianti la funzione di spazio intimo e privato, dove vivere assieme ai propri affetti: figli, famiglie, mariti, mogli, compagni. Navigare in sicurezza tutti insieme per vivere la felicità del mare, della scoperta.
Venezia è stata una buona occasione per verificare la solidità di questi sentimenti, gli scettici (qualche espositore arrivato “per prova”) si sono convinti che un Salone primaverile, che oltre alle novità asseconda la voglia post invernale di barca, ha un significato forte. Inoltre si rivolge a un mercato e un bacino di consumatori sostanzialmente orfano di saloni di qualità: tutto il Mediterraneo Orientale, con armatori del blocco est europeo, vive con difficoltà la distanza dal tradizionale bacino espositivo con la “triplice” autunnale Cannes Genova Montecarlo e si trova bene a Venezia. A questo si aggiunge la vocazione della Serenissima a dare spettacolo: non solo la Biennale Architettura ma tutte le Fondazioni e i palazzi che ospitano eventi di qualità. Il week end veneziano non fa rimpiangere nulla dell’offerta tradizionale. Anzi, sembra il complemento corretto per completare l’offerta espositiva per i nostri cantieri. Una volta di più va detto che il mercato Mediterraneo può essere ben coperto dai nostri saloni italiani, che i nostri cantieri dovrebbero esporre nei salone stranieri che insistono su mercati lontani. La pandemia ha cambiato la relazione tra evento e pubblico, smorzando l’ansia verso la relazione diretta e infinita con il pubblico. Sono i bilanci a imporlo, in tanti hanno venduto bene senza il supporto delle grandi feste. C’è chi ha voglia di tornare al vecchio regime, con una restaurazione che sa di libertà tuttavia la lezione è imparata: meno eventi ma di qualità. Venezia è una città d’acqua: nasce dall’acqua e non si affaccia sull’acqua come tante città di mare. Può sembrare una differenza marginale, invece i risultati sono una cultura e una relazione con la navigazione diverse. Il Salone Nautico Venezia può quindi assolvere più funzioni sbaragliando il campo dove la comunicazione moderna vuole incontrare il pubblico: il piano emozionale. Il Salone tornerà l’anno prossimo nello stesso periodo, a cavallo del ponte della Repubblica.

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