Vela e Motore di Luglio è in edicola con un super restyling!

Il nuovo numero di Vela e Motore è arrivato nelle edicole!

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Contenuti

il nuovo numero di Luglio 2021 è in edicola con una serie in interviste interessanti: si parte con quella di Enrico Chieffi, da vice presidente del cantiere Nautor’s Swan a campione europeo classe Star, a 58 anni. Chieffi non finisce di stupire e ci racconta i risvolti della sua lunga carriera, a partire dal segreto imparato in regata: essere sempre tre passai avanti. Abbiamo poi Rodi Basso, co-fondatore e ceo di E1 Series, il primo campionato mondiale per barche elettriche. Nell’intervista tutti i dettagli della nuova competizione in cui l’Italia è protagonista con lo studio Victory Design. Infine Matteo Italo Ratti, amministratore delegato di Marina Cala de’ Medici. Con lui facciamo il punto su risultati, interventi e attività della gestione di un porto apprezzato sia in Italia che all’estero nell’era (speriamo) del post pandemia.

Nella sezione Uomini e Aziende parliamo di Fountaine Pajot e Dufour insieme al responsabile per il territorio italiano Domenico Furci mentre in quella tecnica abbiamo una articolo sulle migliori app di navigazione e come sfruttarle meglio in crociera, da quelle meteo a quelle cartografiche. Per i saloni abbiamo il resoconto dal Salone di Venezia.

Tra le prove a motore il nuovo Seainfinity T5 ha un’anima da crociera, ideale per due coppie o una famiglia di quattro persone grazie a due vere cabine. Previste versioni con entrobordo diesel o fuoribordo per prestazioni eclatanti. Il Prestige 420 è bello, sincero, ben costruito e rifinito con tutto il necessario per vacanze da favola. Promette di offrire una vita a bordo comoda e lussuosa per uno yacht di questa taglia. Ottime le prestazioni con linee disegnate da Garroni Design. Il Quicksilver Activ 675 Weekend è un modello che nasce per la crociera sottocosta con la possibilità di trascorrere la notte a bordo in tre. Malgrado le dimensioni, quasi sette metri di lunghezza, vanta ampi spazi esterni e interni. Siamo andati a Mandelieu, in Francia, per provare i nuovi fuoribordo Yamaha V6 da 300 e 250 cv con integrazione con il sistema di controllo Helm Master ora disponibile anche sui modelli di potenza inferiore.

Per la vela abbiamo invece il Dufour 61: con la nuova ammiraglia il cantiere entra nel settore delle grandi barche. Un 18 metri disegnato dallo studio di Felci dove tutto parla di comfort, versatilità e ottime prestazioni. Il Tofinou 9.7 è un daysailer che unisce ottime doti marine a design moderno e tradizione. È stato nominato all’European Yacht of the Year della passata edizione.

Infine lo sport con tre grandi regate: 151 Miglia Trofeo Cetilar, Rolex Giraglia e Sail GP a Taranto e i risultati del Velista dell’Anno FIV.

Editoriale

IL FUTURO È DIETRO LE SPALLE

DI ALBERTO MARIOTTI

Quella che avete ora tra le mani, o magari su un device elettronico, è una rivista completamente rinnovata nella sua veste grafica. Ve ne sarete accorti subito. Abbiamo infatti lavorato partendo dalla copertina, la prima connessione tra magazine e lettori. Vela e Motore naviga veloce verso i suoi primi cento anni, un traguardo unico nel panorama delle riviste di settore, e non solo in Italia. Come ritrovare la nostra lunga storia? Abbiamo scelto un forte richiamo al passato. Tra il 1949 e gli ultimi mesi del 1994 la copertina di Vela e Motore ha infatti sempre avuto una cornice azzurra, un richiamo colorato al mare in un’epoca ancora contraddistinta dal bianco e nero. Negli anni la cornice ha cambiato forma e spessore, poi è si è trasformata in una banda in alto e in basso, poi solo in alto, ma sempre dello stesso colore. Fino a scomparire del tutto con la fine del 1994. Anche la testata è cambiata, diventando più stretta, meno invadente e con la parola MOTORE in caratteri dritti più rigidi. Anche questo è un richiamo a un passato, soltanto di poco più recente. Crediamo nei valori della tradizione e in redazione abbiamo la raccolta di tutte le annate, fin dal primo numero del luglio 1923 pubblicato con il nome di Bollettino mensile - Reale Yacht Club Adriaco Trieste. Costava una lira ed era distribuito gratuitamente ai 444 soci del club. Il direttore era Carlo Strenar coadiuvato da Bruno Pangrazi. Nel 1928 diventa La Vela e il Motore con sottotitolo Rivista mensile della marina da diporto italiana, nel gennaio del 1949 diventa definitivamente Vela e Motore adottando la copertina con la cornice azzurra, visibile nell’immagine a sinistra. La sua storia vive ancora nelle nostre pagine e nella cultura di come creiamo ogni numero e abbiamo voluto sottolinearla in una copertina dove ci sembra convivano bene passato e presente. Sfogliandola vi accorgerete che anche i servizi interni sono cambiati e si adattano meglio al linguaggio attuale delle notizie e del modo di comunicare, mantenendo l’autorevolezza e la specializzazione che la contraddistinguono e che ancora vi spingono ad andare in edicola ogni mese. Ovviamente a tutto ciò affianchiamo il web e nostri canali social dove potrete vivere in diretta la passione che ci accumuna. Crescere e svilupparsi non è un processo che a un certo punto finisce e un traguardo richiama sempre il prossimo.

Buon vento e buona lettura!

Opinione

A Venezia la barca è luogo intimo

di Antonio Vettese

nelle ultime settimane di giugno è arrivato il famoso “rapporto Nielsen” sulla resa in termini di comunicazione dell’America’s Cup ultima edizione di Auckland. La mente corre, per noi attempati, al famoso rapporto Kinsey sulla sessualità, che aveva cambiato segno e stagione a un certo modo di vedere la sfera dei rapporti intimi, aprendo una delle tante vie moderne a una nuova visione di quello che succede sul materasso. Fuori tema? Non tanto, anche questo “rapporto” apre una nuova strada alla visione del massimo evento dello sport della vela. Pur nelle difficoltà di relazione tra Defender e Challenger, senza di cui probabilmente il successo sarebbe stato ancora più importante, alcuni capisaldi della nuova comunicazione impostata alla scrittura del Protocollo sono rimasti fino alla fine e sono la chiave del successo. Prima di tutto la cessione dei diritti con l’obiettivo della audience più che del ritorno economico, poi il grande lavoro sui Social con l’obiettivo comune di costruire un pubblico per la vela. Una nuova concezione necessaria per uno sport che non è il calcio o la Formula Uno: il pubblico in qualche modo si compra, per cederlo agli sponsor che sono il vero motore economico. È anche moderno comprendere che i famosi “diritti Tv” non valgono più quello che erano 20 anni fa Sullo sfondo c’è stata anche la pandemia: la Nuova Zelanda era uno dei pochi paesi liberi ed è stato possibile, per chi è riuscito a raggiungerla lavorare nella normalità, un regime che ha avuto pro e contro. I pro sono che con il mondo chiuso in casa gli spettatori, che di sport vero ne avevano poco da guardare, sono saliti in maniera molto interessante. Solo adesso, dopo il vaccino e la riapertura di comincia a parlare di “rifiuto del Web” di chi è rimasto per troppo tempo con gli occhi sullo schermo. Il contro è stato che per la stampa e le tv estere è stato praticamente impossibile arrivare a Auckland. La produzione Tv è stata di alta qualità e questo ha consentito alle tv di tutto il mondo di funzionare senza troppi contraccolpi. I numeri ufficiali sono importanti: una audience totale di 941 milioni di persone, una audience specifica di 68,2 milioni (a Bermuda erano solo 20.5 milioni), 499 milioni di impression sui social media (contro 159 a Bermuda) con 1.009 milioni di follower. Le citazioni sugli articoli stampa sono state di 11.480 e le citazioni on line 119.400. Il valore totale della comunicazione è di circa 825 milioni euro. Posto che ogni sindacato sia costato più o meno 100 milioni e altri cento in organizzazione siamo quasi al raddoppio dell’investimento. Il pubblico italiano, soprattutto quello televisivio, domina su tutti gli altri. Per Luna Rossa e Prada che era title sponsor l’avventura si chiude in maniera positiva. Come si dice nei bar milanesi “tanta roba”. Anche somministrando all’affermazione qualche dubbio ancora una volta questo dimostra che la vela può valere l’investimento degli sponsor e che bisogna fare qualcosa per renderla più matura. John Marshall, che ha partecipato alle edizioni ruggenti della Coppa anni ottanta e novanta, dice “there is plenty of show also in other races: the Vendée Globe in spectacular, the Ocean Race is spectacular” (c’è tanto show anche in altre regate il Vendee Globe è spettacolare, la Ocean Race è spettacolare). Dov’è la differenza? Perché la Coppa ha pubblico e queste regate no? Esiste una parte inalienabile del successo della Coppa legata ai suoi contenuti, ai personaggi che l’hanno popolata, alla leggenda e alla storia. Ma alla base c’è un modo diverso di credere investire e codificare la comunicazione. I denari degli sponsor si traducono anche in una amplificazione della comunicazione. Produzione Tv e altri aspetti di quello che viene messo a disposizione di team e media sono trattati con cura e la volontà di colpire il segno. In altre regate la comunicazione è posta in secondo piano, sia per carenza di denaro sia per una visione meno completa dei risultati.

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