25 November 2020

Vela e Motore di Novembre/Dicembre è in edicola!

Il nuovo numero di Vela e Motore è arrivato nelle edicole!

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Editoriale

KEEP IT SIMPLE - DI ALBERTO MARIOTTI


Mantenere le cose semplici. È il segreto del Vendée Globe, il giro del mondo in solitario e senza scalo partito lo scorso 8 novembre con la cifra record di 33 skipper iscritti. A svelarlo è Laura Le Goff, giovane direttrice generale dell’evento, intervistata da Andrea Falcon, che è andato alla partenza per Vela e Motore (unica rivista italiana presente). Gran parte del successo di questa regata è tutto qui: «mantenere le cose semplici, non bisogna essere velisti per comprendere la competizione».

Un porto di partenza e arrivo, Les Sables d’Olonne, in Francia, una barca con un solo membro d’equipaggio, una rotta di oltre 24 mila miglia (circa 44.996 km) e tre promontori evocativi da doppiare: capo di Buona Speranza, Capo Leeuwin e Capo Horn, rispettivamente in Sud Africa, Australia e Sud America. In caso di avarie, i concorrenti hanno dieci giorni per tornare a Les Sables, riparare e ripartire. Qualsiasi altro porto e forma di assistenza è bandita.

Nessuna sorpresa, nessun trucco: vince chi taglia il traguardo per primo. Per il grande pubblico è tutto molto facile. Si svolge ogni quattro anni, la prima edizione è stata nel 1989/1990 e da allora non è mai saltato un giro, neanche con la pandemia globale perché, come racconta ancora Laura Le Goff «non potevamo permettere che i concorrenti rischiassero di perdere i loro sponsor».

Non è stato facile, ma alla fine l’8 novembre alle 14.20 – con 1 ora e 20 minuti di ritardo a causa della nebbia presente in zona – la nona edizione del Vendée Globe è partita: 33 navigatori, di cui sei donne (Alexia Barrier, Clarisse Cremer, Isabelle Joschke, Sam Davies, Miranda Merron e Pip Hare), nove nazionalità (Francia, Germania, Giappone, Finlandia, Spagna, Australia, Inghilterra, Svizzera e ovviamente Italia con Giancarlo Pedote su Prysmian Group) e 18 debuttanti. Il record da battere è di Armel Le Cléac’h che ha vinto l’edizione 2016/2017 in 74 giorni, 3 ore, 35 minuti e 46 secondi.

Insieme ai 33 navigatori, sul web è partito anche il giro del mondo per tutti – grazie al gioco Virtual Regatta Offshore (PC, app iOS e Android) – che ha radunato una flotta di oltre 800 mila persone che stanno sfidando, oltre che sé stessi, anche i veri skipper, la cui gesta sono sempre visibili sulla mappa.

Immedesimarsi e sognare di essere in oceano contribuisce al successo del Vendée. Ma là fuori le cose non sono semplici e i primi guai sono arrivati presto. Fabrice Amedeo su Newrest - Art & Fenêtres è stato costretto a un pit stop dopo 50 miglia di regata. Sosta anche Jérémie Beyou su Charal, che ha danneggiato timone e paterazzo quando era a 600 miglia dalla base. È tornato indietro, ha riparato ed è ripartito, era uno dei favoriti, peccato. La sorte peggiore, per ora, è toccata a Nicolas Troussel su Corum l’Epragne (la barca più nuova) che ha disalberato.

A ogni edizione il copione è lo stesso. Quattro anni di preparazione, progettazione e ricerca, allenamenti e investimenti. Arrivi sulla linea di partenza e magari sei tra i favoriti, parti e poi basta un attimo, una collisione con un oggetto semi sommerso, un’avaria e il sogno sfuma. Una sorte toccata, fino a oggi, al 47 per cento dei partecipanti. Questa è la dura legge del Vendée Globe. Nonostante ciò, è uno degli eventi più ambiti dagli sponsor francesi. Grazie anche al suo motto: keep it simple.

Buon vento e buona lettura!

Contenuti

Il nuovo numero doppio Novembre|Dicembre è in edicola con due approfonditi articoli sportivi sui grande eventi del momento: Vendée Globe, il giro del mondo in solitario e senza scalo appena partito da Les Sables d’Olonne, in Francia, e Coppa America, il trofeo più antico del mondo. Il primo articolo si addentra in un’analisi tecnica della nuova generazione degli Imoca 60, barche velocissime dotate di foil capaci di volare sull’acqua riducendo la resistenza in acqua. Il secondo ci parla invece di team, uomini e barche della XXXVI edizione dell’America’s Cup. L’appuntamento con prime regate della Prada Cup è per metà gennaio.

Più ricca del solito la sezione test con ben 9 modelli su cui sognare. Si parte con il superyacht Benetti Oasis Rebecca. Lungo 40 metri e realizzato in vetroresina e si sviluppa su quattro ponti. Prua a piombo, parabrezza verticale con finestrature a tutta altezza della timoneria, grandi superfici vetrate laterali e linee potenti si ispirano al mondo dell’automotive, così come la livrea color argento con dettagli in nero. A seguire il test del Pearl 62, imbarcazione inglese che vanta cinque anni di garanzia, un layout originale con quattro cabine e spazio per il marinaio. La carena è firmata da Bill Dixon, gli interni dalla designer Kelly Hoppen. Si passa poi all’italianissimo Solaris Power 48 Lobster, Dopo la versione open e flybridge, la variante chiusa del 15 metri del cantiere di Forlì. Classico e affascinante, è il mezzo perfetto per la crociera in ogni stagione. Il Sea Ray SLX 400 è invece un daycruiser per la crociera in famiglia dove lo spazio versatile diventa protagonista. Non tradirà chi ama il sole, la pesca e chi vuole correre sull’acqua. Il nuovo Frauscher 1212 Ghost si inserisce tra 1017 GT e 1414 Demon e porta la firma di Stephan Everwin ed Harry Miesbauer. Design, comfort e prestazioni sono di altissimo livello. Con due Volvo D6 da 440 cavalli sfiora i 45 nodi. Per gli amanti dei battelli pneumatici il Lomac GT 10.5 nella versione Limited Edition ha un look sportivo e spazi a bordo da... gran turismo. Progettato per lunghi percorsi lo abbiamo provato con due fuoribordo Yamaha da 375 cavalli ciascuno.

Per la parte dedicata alla vela vi faremo provare l’emozione di navigare a 11 nodi a vela con soli 6 di vento: vi portiamo infatti a bordo del maxi racer di 100 piedi Arca SGR, barca nata nel 2003 per conquistare la Rolex Sydney Hobart e oggi aggiornata per essere ancora più veloce. Candidato all’European Yacht of the Year nella categoria Famigly Cruiser l’Elan GT6 è stato disegnato da Rob Humphreys e Studio F. A. Porsche. Un modello che convince, ricco di design e praticità. Ponte a filo, due pale del timone, chiglia a T e carena a spigolo per una barca performante da condurre anche in coppia. Infine, per gli amanti dei multiscafi ecco il Fountaine Pajot Isla 40: il cat entry level della gamma è stato rinnovato con nuove prue e interni. In soli 12 metri vanta una grande comodità. Ideale per l’armatore privato e la sua famiglia.

Il premio European Yacht of the Year 2021 entra nel vivo con un servizio speciale di otto pagine sulle barche nominate nelle cinque categorie: Family, Luxury, Performance e Bluewater Cruiser e la sempre affascinante categoria Special Yachts. Chi vincerà tra di loro?

E infine ancora sport con la Nautor’s Swan Experience i suoi mondiali One Design dedicati a ClubSWan 50, 36 e Swan 45 e la Barcolana, fermata dal meteo ostile ma che ha comunque regalato immagini uniche.


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