Social

Cerca nel sito

Olimpiadi, 470 doppio di classe

È la deriva olimpica per eccellenza. Longeva e molto tecnica, ha portato in regata molti dei grandi campioni di oggi. Buone le speranze azzurre con gli equipaggi Zandonà-Zuccetti...

Olimpiadi, 470 doppio di classe

Proseguiamo la rassegna delle classi olimpiche con il 470 (nel numero di dicembre/gennaio lo speciale RS:X), il doppio che prende il nome dalla lunghezza fuoti tutto in centimetri, dotato di un trapezio per il prodiere, e armato con randa, fiocco e spinnaker. Uno scafo molto tecnico.

Progettato nel 1963 dall’architetto francese André Cornu, il 470 è diventato olimpico nel 1976 e ha raggiungo una diffusione capillare in tutto il mondo, diventando la palestra per eccellenza di equipaggi che hanno poi avuto brillanti carriere.

Tra loro ricordiamo gli italiani Chieffi e i fratelli Ivaldi. Idoli della classe gli americani Foerster-Burnham, che nel 2004 ad Atene hanno conquistato l’oro contando 87 anni in due.

Il peso ideale di un equipaggio va dai 110 ai 145 kg, essendo così adatto sia a equipaggi maschili che femminili: dal 1992 infatti entrambe le discipline sono diventate olimpiche, e questo ha permesso una vasta diffusione anche a livello femminile. Per quanto riguarda i costruttori, il monopolista è McKay New Zealand che fornisce il 90% della flotta, nonostante sia presente un buon prodotto dell’italiana Nautivela, che però ha perso terreno sul mercato internazionale. Per le vele c’è più concorrenza: North Sails Japan fornisce il 70% della flotta, il resto se lo spartiscono Quantum Spagna e le italiane Olympic di Trieste e Zaoli di Sanremo.

Ed è proprio il gentil sesso ad aver fornito nelle ultime stagioni le maggiori soddisfazioni all’Italia, grazie al talento di Giulia Conti, che si accinge a correre la sua terza olimpiade, con a prua, come nella scorsa, la triestina Giovanna Micol. Le due hanno iniziato a
navigare insieme nel 2005 e pian piano hanno scalato la ranking Isaf del 470 femminile, conquistando due medaglie ai mondiali (2° nel 2008 e 3° nel 2010), tre agli Europei e otto nelle prove di Coppa del Mondo.

A Pechino hanno terminato quinte, e a Londra puntano alla medaglia. La classe è agguerritissima, probabilmente sono una decina gli equipaggi da medaglia; ma le avversarie più temibili sono le spagnole Pacheco-Betanzos e le olandesi Westerhof-Berkhout, iridate nel 2010. Se Giulia e Giovanna sono le bandiere della squadra italiana, per i maschi il discorso è diverso: Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti sono un’equipaggio nuovo, nato nel 2009 in seguito all’abbandono dei rispettivi compagni precedenti. I due hanno un potenziale enorme (Gabrio è uno dei migliori talenti della vela italiana, nel suo palmares compare il titolo mondiale di 470 del 2003) ma in questi anni non sono ancora riusciti a esprimerlo a pieno. I loro avversari sono gli australiani Belcher-Page vincitori degli ultimi due mondiali, gli inglesi Patience-Bithell (argento mondiale nel 2011 e 2009) e i francesi Leboucher-Garros vincitori di tre preolimpiche quest’anno. Da non dimenticare anche i giovanissimi croati Fantela- Marencic, recenti bronzo ai mondiali di Perth e campioni europei 2011.

 

UNA CLASSE CON POCHI ATLETI

Visti i grandi numeri della classe propedeutica, il 420, il conto di chi poi passa il 470 lascia un po’ perplessi. Durante il quadriennio c’è stata una forte vitalità soprattutto in campo maschile, con quattro equipaggi di giovani che avevano già brillato in Optimist che hanno lottato fino alla fine delle selezioni. Ora questi equipaggi sono passati ad altre classi, e per il dopo-Zandonà i più accreditati sembrano i triestini Sivitz-Farneti, che a Perth hanno corso il loro primo mondiale. Ma l’impressione è che la Federazione non stia lavorando troppo per costruire una realtà solida quando i due atleti di punta, al vertice della classe da ormai due quadrienni, lasceranno.

Tutto su:

  • Olimpiadi
  • Commenta con
    Commenta con
    AGGIORNA COMMENTI

    Commenta la notizia