Porto barca e tasse quanto pesano sul tuo portafoglio

20 aprile 2018
Porto barca e tasse quanto pesano sul tuo portafoglio
Quanto costa la gestione di un posto barca? Quali sono le imposte che gravano
sull’ormeggio e come incidono? Tra canone, Addizionale, Imu, Tari, Tasi vediamo come
si forma il prezzo finale, cercando anche di quantificarne il peso reale sull’utente

Vi siete mai chiesti perché il costo dell’ormeggio e il prezzo dei posti barca in Italia siano più alti rispetto ad altri Paesi del Mediterraneo? Nel corso dell’ultimo decennio a causa della crisi la portualità ha subìto una serie di interventi governativi che hanno “bloccato” il mercato degli ormeggi, rallentando la filiera della nautica.
I nostri porti sono nella maggioranza strutture e aree demaniali date in concessione dallo Stato, per un periodo, a soggetti privati che le gestiscono secondo accordi riportati nell’atto di concessione. Il concessionario che deve realizzare e gestire la struttura ed è obbligato a corrispondere al concedente il canone di concessione demaniale.

Canone di concessione
Fra le imposte che incidono sul costo di gestione di un posto barca si trova in primis il costo del Canone di concessione demaniale il cui importo è collegato all’investimento che il concessionario o il gestore hanno effettuato per la costruzione del porto e il costo annuale che devono sostenere per la gestione della struttura di cui fanno parte anche i costi che il concessionario dovrà affrontare per la manutenzione del bene che, al termine della concessione, dovrà ritornare allo Stato, compresi i beni costruiti dal concessionario.
Il canone deve essere quindi commisurato all’investimento fatto per la costruzione dell’infrastruttura, per la sua manutenzione e deve essere corrisposto all’amministrazione competente. Dal 2006 con l’approvazione della Legge Finanziaria 2007, si è generato un incremento sproporzionato del canone, che è aumentato sino a essere in alcuni casi pari a dieci volte rispetto all’originario pattuito nella concessione.
Un esempio, un’infrastruttura di circa 650 posti barca, costruita a cavallo degli anni novanta, pagava un canone fra gli 80.000 e i 100.000 euro annui. A seguito della modifica normativa e sua erronea applicazione, è passato a circa 450.000/600.000 euro. Facendo un rapido conto, l’incidenza del canone sul singolo ormeggio/posto barca varia da circa 150 a 900 euro annui.

Addizionale regionale
La seconda imposta è l’“Addizionale” regionale, direttamente collegata al canone di concessione demaniale. È calcolata mediante l’applicazione di una percentuale media che varia da Regione a Regione pari al 25 per cento sul canone. Facendo un conto, il costo ormeggio/posto barca aumenta tra canone e addizionale dai 188 euro originari a 1.125 annui.

IMU
È dal 2001 che i concessionari sono tenuti a pagare alle amministrazioni competenti l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili), in seguito divenuta IMU.
Assodato il presupposto che un ormeggio debba essere soggetto al pagamento dell’imposta applicata ai soli beni immobili, si apre il complesso problema della sua erronea applicazione anche ai posti barca.
Nel 1992 è stato stabilito che i posti dovessero essere accatastati, disposizione che poi non ha più avuto attuazione quando, nel 2010, l’Agenzia del Territorio ha indicato di “soprassedere”, riconducendo il tutto alla categoria D/8, ossia a un’unica infrastruttura indivisibile.
Il tema di confronto diventa dunque quello inerente alla valorizzazione del bene e di conseguenza alla definizione della rendita. Le posizioni in questo senso sono contrastanti, poiché è difficilmente identificabile il valore di un bene che, man mano che ci si avvicina alla scadenza della concessione, può essere soggetto a considerevoli variazioni di valore. Non si può parlare, inoltre, di valore di mercato, poiché non sono comuni le vendite di intere strutture per avere un sistema di riferimento.
Nonostante ci sia a volte un notevole divario di valorizzazione tra strutture similari, in alcuni casi le valutazioni errate dell’Agenzia del Territorio generano imposte IMU anche superiori ai 500.000 euro annui. Ad esempio, per un’infrastruttura di circa 650 posti barca l’IMU, se correttamente applicata alle sole strutture immobiliari del porto, incide per circa 200 euro annui per posto barca, mentre con l’erronea applicazione della valorizzazione anche allo specchio acqueo e dei posti barca, l’incidenza su base annua può raggiungere e superare gli 850 euro a posto.

Tassa Rifiuti, TARI
Il rifiuto è un costo e chi lo produce deve pagare per il suo trasporto e smaltimento. I concessionari di aree demaniali sono, quindi, tenuti al pagamento. Il problema, in questo caso, non concerne tanto il fatto che se si debba o meno sostenere un costo inerente il trasporto e lo smaltimento, quanto la quantificazione di questo costo e, soprattutto, il soggetto a cui corrispondere l’importo.
Le amministrazioni locali hanno di fatto assimilato le strutture portuali a strutture ricettive come campeggi o parcheggi. Alcune hanno applicato le tariffe alle boe, considerando come superficie tutta l’area circolare che la circonda e ipotizzando la lunghezza massima di un’imbarcazione. Secondo questa interpretazione l’area di uno specchio acqueo produce rifiuti. Da una recente analisi è emerso che le richieste di pagamento notificate alle strutture portuali da parte dei Comuni sono arrivate a oltre 300.000 euro annui.
Di fatto le amministrazioni non hanno recepito le normative che indicano che i porti turistici rientrano nelle direttive del D. Lgs 182/2003, che prevede che ogni struttura debba dotarsi di un piano di raccolta e gestione dei rifiuti. A questo punto, aggiungendo al canone di concessione demaniale e all’IMU anche la TARI, i costi aumentano da un minimo di 200 a ulteriori 400 euro annui. Si è così dimostrato che tra Canone Demaniale, addizionale, IMU e TARI l’incidenza dei costi varia dai 588 ai 2.375 euro annui a posto barca.

TASI, Tassa sui Servizi Indivisibili
Nella Legge di stabilità del 2014 viene istituita una nuova imposta comunale nota come TASI, acronimo di Tassa sui Servizi Indivisibili e che riguarda i servizi comunali rivolti alla collettività, come ad esempio la manutenzione stradale o l’illuminazione comunale.
La base imponibile è quella prevista per l’applicazione dell’imposta municipale propria (IMU) e le pubbliche amministrazioni possono applicare un’aliquota che può andare dall’1 al 3,3 per mille in aggiunta all’aliquota applicata per il calcolo dell’IMU.
Per gli immobili in categoria catastale D8, categoria utilizzata per identificare i porti turistici, è da tenere in considerazione la somma delle aliquote TASI e IMU che, assieme, possono raggiungere il valore del 10,6 per mille.
Anche in questo caso, sono in corso numerosi contenziosi tra i concessionari delle infrastrutture portuali e l’Agenzia del Territorio, poiché alcuni uffici provinciali ritengono che i posti barca, seppur non beni immobili, siano oggetto di valutazione economica commerciale e contribuiscano a incrementare la rendita complessiva. Questo meccanismo genera un fattore moltiplicativo che può comportare un’imposta TASI di oltre 180.000 euro per un porto di circa 650 posti barca. Se correttamente calcolata l’imposta media a ormeggio sarebbe di circa 36 euro, ma per il principio sopra esposto può superare i 360 euro.
Ricapitolando, tra Canone Demaniale, IMU, TARI, Addizionale Regionale e TASI, l’incidenza dei costi varia dai 606 ai 2.780 euro annui a posto barca.

IVA o IVA indeducibile
Arriviamo così all’IVA o IVA indeducibile, imposta che grava su tutti i costi che un’infrastruttura portuale sostiene per la gestione di un porto.
Al fine di comprendere questa imposta dobbiamo suddividere i rapporti tra utente e concessionario dell’infrastruttura in due categorie: ormeggi concessi in locazione dal concessionario, anche a lungo termine, e ormeggi posseduti attraverso la partecipazione alla società concessionaria. La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 2010 chiarisce che il concessionario di un’area demaniale marittima che mette a disposizione degli ormeggi dietro versamento di un corrispettivo costituisce, in base ai principi generali dell’IVA, un’operazione effettuata nell’ambito dell’attività commerciale.
Questa risoluzione chiarisce che, nel caso di un ormeggio concesso in locazione a breve termine (esempio accosti al transito), ma anche a lungo termine come i contratti di “long rent” adottati da alcuni porti, il corrispettivo pattuito per la locazione dello specchio acqueo è soggetto all’imposta sul valore aggiunto nella misura ordinaria. In questo modo il corrispettivo versato da un privato che non agisce nell’esercizio d’impresa diventa totalmente “costo”.
Diversa applicazione è attuata nella fatturazione ai “Soci” di società concessionarie d’infrastrutture portuali, le quali sostengono direttamente i costi di gestione quali imposte, risorse umane, manutenzioni ordinarie e straordinarie etc., e su base annuale suddividono questi costi sui Soci mediante una tabella millesimale di ripartizione regolamentata. I Soci sono tenuti al regolare pagamento delle spese nel contratto di servizi correlato alla partecipazione societaria o direttamente inserito nello statuto della Società. Queste società si chiamano solitamente “Società di godimento”.
In questo caso il “Socio utente” corrisponde delle quote il cui imponibile non è soggetto a IVA. In realtà però, tutti i costi sostenuti dalla Società per la gestione portuale sono soggetti a un “pro-rata IVA” indeducibile.
Nella suddivisione dei costi tra i Soci utenti del porto si sommano, quindi, anche le componenti del pro-rata indeducibile sostenuto dalla Società, elevando indirettamente i costi.
A tutte le imposte precedenti va, quindi, aggiunta l’IVA che può variare a seconda della tipologia di rapporto fra utente e concessionario dell’infrastruttura. Calcolando un valore medio, l’imposta ha un’incidenza sul costo dell’ormeggio/posto barca tra i 200 e i 600 euro annui.
Concludendo, si può affermare che tra Canone Demaniale, IMU, TARI, TASI, Addizionale Regionale e infine IVA, l’incidenza dei costi varia dagli 806 ai 3.380 euro annui a posto barca.
Tutto questo senza tenere in considerazione i costi di gestione, imprevisti e utili di gestione.
Matteo Italo Ratti
a.d. Marina Cala de’ Medici
Consigliere di Nautica Italiana

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