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Voyage 11,20: l'usato sotto la lente

Barca di buon livello di Jeanneau poco diffusa in Italia, apprezzata dopo oltre 20 anni. Interessante il rapporto qualità/prezzo. Sempre più spesso sentiamo passeggiando in banchina, l’attribuzione di commenti gratuiti sui cantieri più grandi del mondo. Ricordiamo che ognuno ha i suoi gusti e che anche se oggi, le barche sono progettate per vivere più comodamente il mare, niente va tolto alla struttura, in particolare dei grandi modelli. E’ evidente che la nostra ...

Barca di buon livello di Jeanneau poco diffusa in Italia, apprezzata dopo oltre 20 anni. Interessante il rapporto qualità/prezzo. Sempre più spesso sentiamo passeggiando in banchina, l’attribuzione di commenti gratuiti sui cantieri più grandi del mondo. Ricordiamo che ognuno ha i suoi gusti e che anche se oggi, le barche sono progettate per vivere più comodamente il mare, niente va tolto alla struttura, in particolare dei grandi modelli. E’ evidente che la nostra società dei consumi sta producendo barche apparentemente meno durevoli, ma solo il tempo saprà rispondere. Tra i miei clienti appassionati di modelli francesi segnaliamo spesso i modelli Oceanis 390, la serie Voyage e la più vecchia serie dei Sun Fizz e Gin Fiz o i più recenti (12 anni di età) Sun Magic 44 o Sun Legend 41, che sono ad oggi buone barche, moderne e fatte meglio anche di qualche celebre cantiere. L’oggetto della nostra perizia è un Voyage 11.20, fratello minore del 12.50, che diede il via alla linea Sun Odyssey, infatti lo stesso fu proposto nell’ultimo anno come Sun Odyssey 42. Il progetto è di Guy Ribadeau Dumas, che ha disegnato, a nostro avviso, una delle più belle barche di tutti i tempi, il Jeanneau Trinidad 48, costruito allora in Sud Africa. Prodotto dall’88 al ’90 in circa 300 esemplari il Voyage si riconosce in banchina dai finestroni lunghi sui verticali della tuga, dagli inserti in vetro sul ponte, di color ambrato e dalla caratteristica poppa, tagliata di netto (studiata per attutire i colpi in banchina). Fu anche una delle prime barche con oblò in murata nascosti da una fascia argento. Partendo da prua sul ponte in teak da 15 mm avvitato (spesso oggetto di cura data l’età, si nota come la coperta è moderna e pulita. Il salpancore e l’ avvolgifiocco sono incassati nel gavone della catena, che quindi non è molta. Le manovre sulla tuga sono invece a vista e rinviate all’ingresso. Le lande sono divise in due attacchi, mentre la rotaia è riposta a bordo tuga. Si nota come la lunga rotaia dia ancora importanza a grandi genoa al 150%, dalla forte sovrapposizione. Il pozzetto ha dimensioni un po’ ridotte ed è perfetto per 4 persone. Comodo il classico sistema per nascondere la zattera sotto la panca della timoneria. Lo specchio di poppa è attrezzato con due gradini lunghi (alcune versioni hanno la spiaggetta bassa), non grandissimi e scaletta pieghevole. I winches sono Harken Barbarossa St 44.2 per le scotte del genoa e St32.2 per le drizze e scotta randa. Una barca da famiglia, comoda e semplice da gestire. La costruzione è uno dei primi modelli “kevlar reinforced”, usato per anni per molti modelli di Jenneau. Una zona da controllare bene è quella di attacco interna delle lande, spesso soggetta a piccoli ritiri locali (trascurabili, il kevlar tende a comportarsi in modo diverso con le altre fibre, creando piccoli assestamenti). Lo scafo non è soggetto a osmosi, la zona più ricca di umidità è a poppava della deriva. Lo skeg è parziale e il timone semibilanciato, la pinna, che caratterizza il basso pescaggio della barca è in ghisa. La struttura è priva di controstampo e realizzata con rinforzi in legno resinati a vista con stuoie da 500 gr/mq. Il grigliato è robusto e ben accessibile.