Il tempo delle parole è finito
Dopo tante promesse mancate, il ministro Matteoli non trova di meglio che proporre un tavolo comune per i problemi del settore. Come se i problemi non fossero già sotto gli occhi di tutti, compreso quello nodale: la mancanza di volontà politica nel valorizzare il patrimonio della nostra nautica
All’annuale convention di Ucina Confindustria Nautica, che si è tenuta a Viareggio a fine maggio, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli ha volonterosamente auspicato l’organizzazione di un tavolo comune attorno al quale riunire tutte le parti interessate a trovare soluzioni ai problemi della nautica. Come se finora chi lavora e investe nel settore non avesse già promosso incontri, non avesse condiviso analisi, steso precise agende di priorità. Come se i nostri imprenditori fossero rimasti inerti con le mani in tasca aspettando che gli ordini per nuove barche piovessero dal cielo, magari assieme a un costo del lavoro meno svantaggioso e a una burocrazia meno opprimente.
Avendo avuto il coraggio di dire che il tempo delle parole è finito, il ministro doveva trovare anche quello di spiegare perché, e per responsabilità di chi, i fiumi di parole prodotti in forma di progetti legislativi o di semplici impegni politici non abbiano sortito nulla, se non accrescere il senso di smarrimento e di abbandono di chi ostinatamente cerca ancora di fare impresa nautica in Italia. Non basta dire stop alle chiacchiere, quando a farle è stato soprattutto il Governo, dopo aver acceso la speranza di una nuova fase di attenzione politica sfilando per anni in pompa magna al Salone di Genova. Nel primo trimestre di quest’anno il settore è cresciuto del 3,9 % rispetto al corrispondente periodo del 2010. Un segnale. Ma ancora troppo debole e discontinuo per poterlo considerare l’inizio di una solida ripresa. Inoltre, come ha sottolineato il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni, il dato deriva dai risultati conseguiti non certo sul mercato interno, bensì su quello estero, verso il quale i nostri cantieri hanno avuto il coraggio di puntare la prua prima e meglio di altri competitor.
La possibilità di recuperare vecchie strutture portuali commerciali - antica battaglia, come ricorderete, della nostra rivista - la razionalizzazione delle concessioni demaniali e la semplificazione amministrativa sembrano finalmente entrati nell’agenda del Governo. Ma quando coglieremo i frutti? Se il tempo delle parole è finito, quando inzierà quello dei fatti?
Marta Gasparini
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