16 ottobre 2018

Olanda e Belgio, barche italiane addio

I diportisti italiani che hanno scelto la bandiera di Olanda e Belgio hanno i giorni contati. Non è, infatti, più possibile iscrivere le imbarcazioni italiane nei rispettivi registri. Un’occasione per tornare nei confini nazionali che, con il nuovo Codice della nautica, tornano ad essere competitivi

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Il fatto che con la bandiera belga o olandese non si venga oppressi da “inutile” burocrazia – come avviene per la bandiera italiana, così sottolinea chi se ne è andato con la barca fuori dai nostri confini nazionali – è, forse, ora spiegabile: pare che queste iscrizioni non siano ufficiali al 100 per cento “complete”, con indicazione “certificata” della proprietà e con tutte le garanzie di copertura della legge di bandiera. Questo è emerso, nelle ultime settimane, in maniera molto chiara, almeno per la bandiera olandese.

Infatti, l’Olanda ha dovuto finalmente spiegare che nel proprio Paese esistono due registri d’iscrizione per le barche da diporto. L’iscrizione presso il Watersportverbond, che è una sorta di associazione che raccoglie i club nautici del paese; e l’altra presso il Kadaster (catasto immobiliare), che il registro nautico/marittimo “vero”, con tanto di annotazione ufficiale delle proprietà, dei diritti di garanzia, e con tanto di “burocrazia” che è di livello non inferiore alla nostra.

Le barche di provenienza italiana sono iscritte prevalentemente, se non esclusivamente, nel Watersportverbond e adesso non possono più navigare in acque internazionali o territoriali estere (forse nemmeno più in quelle territoriali olandesi) per ammissione della stessa Olanda.
L’iscrizione nel Watersportverbond, secondo l’autorità olandese, “non può essere interpretata come conferimento della nazionalità olandese all'unità, né costituisce il diritto di battere la bandiera del Regno dei Paesi Bassi come definito dall'articolo 9 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Di conseguenza, il Regno dei Paesi Bassi non accetta nessuna delle responsabilità elencate nell'articolo 94 dell'UNCLOS”.

Di conseguenza le unità iscritte nel Watersportverbond sono considerate, secondo la convenzione UNCLOS (legge italiana del 2.12.1994 che ratifica e dà esecuzione alla Convenzione sul diritto del mare -Montago Bay), navi prive di nazionalità, non protette dalla legge di alcuno Stato, con le conseguenze gravi che da ciò possono derivare.
Qui i diportisti nostrani, finiti sotto i colori del Belgio sono in numero piuttosto ingente.
A partire dal 1° gennaio del 2019, per poter registrare o mantenere registrata un’unità da diporto in Belgio e battere la bandiera, occorrerà che la proprietà sia almeno al 50 per cento di un cittadino belga o di un residente sul territorio. La legge è retroattiva e colpisce anche le barche già immatricolate, appartenenti agli stranieri. Qui si capisce come l’immatricolazione delle unità da diporto sotto bandiera belga non sia mai stata pienamente ufficiale per i cittadini extra-Belgio, tanto da essere “messi alla porta”, insieme alle loro barche, senza il minimo scrupolo. Ovviamente i “vecchi” documenti di navigazione, con il prossimo 1° gennaio 2019, non sono più validi. Anche in questo caso, tali unità risulteranno prive di nazionalità.

È stata una modifica “in corsa” decisamente rilevante e inaspettata, che ha preso in contropiede la flottiglia export italiana (pure le unità di provenienza francese sotto bandiera belga non sono poche) che ora dovrà trovare verosimilmente la “strada di casa”, salvo ricercare altre soluzioni avventurose.

Tutto sommato il “registro italiano” così com’è stato rinnovato dall’ultima legge nautica, in chiave più moderna ed efficiente – basti pensare al registro telematico del diportista - si sta ponendo al passo con quello di altre “marinerie” più evolute su scala internazionale.
Ecco, in linea generale, i documenti da presentare:
1 Certificato di cancellazione da richiedere all’ufficio di bandiera olandese o belga.
2 Titolo di proprietà dell’imbarcazione e dati motore, se non presenti nel certificato di cancellazione, da esibire all’ufficio di iscrizione italiano (Capitanerie di Porto).
3 Visita iniziale ai fini dell’iscrizione e rilascio certificato di sicurezza da richiedere a un organismo certificato.
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