07 maggio 2020

Intervista a Luciano Serra, presidente di Assonat

Luciano Serra, presidente di ASSONAT, Associazione Nazionale di Approdi e Porti Turistici, che fa parte di Confcommercio – Imprese per l’Italia e Confturismo ci ha fornito un suo punto di vista sulla situazione nautica del nostro Paese e quale ricetta bisognerebbe “prescrivere” per rianimare il settore nel post-coronavirus

“È necessario ricordare – ci dice Luciano Serra – e soprattutto sottolineare per chi si trova ora nella ‘stanza dei bottoni’, che la nautica italiana è nel panorama dell’economia nazionale una risorsa molto importante. I 172 mila posti barca sparsi nella nostra penisola, per un totale di circa 400 mila unità presenti, sommando anche derive, barche carrellabili e altre piccole unità varie, sono numeri che offrono la dimensione economica e sociale del comparto. I servizi diretti e l’ingente indotto che ruota attorno all’elemento barca, anche con evidenti riflessi nel campo del turismo, definiscono la nautica un asset strategico irrinunciabile per lo sviluppo del nostro Paese”.

L’ultimo DCPM Fase 2 del 26 aprile scorso non ha inserito tra le nuove possibilità “sportive” o di attività all’aria aperta, l’andare in barca. Come commenta questo passaggio normativo?

“Ci sentiamo traditi. Il provvedimento è ingiusto. Ci auguravamo, per quanto ho detto anche prima, che questo nostro settore della portualità e della nautica in generale venisse preso in maggiore considerazione. C’è il rischio di cadere al punto di non ritorno e di perdere la possibilità di uscire da questa crisi, di riprendersi, sebbene pesantemente colpiti. Che senso ha dare la possibilità ai porti di rimanere aperti, ai diportisti di mettersi a posto la barca e vietare allo stesso tempo l’uso di questa barca, ponendo il divieto di navigazione? È un controsenso dannoso. Aspettavamo questo documento con ansia pensando di poter tornare a praticare le attività più semplici che ci consentono di vivere la natura. Invece è stata data la possibilità di farlo ai cittadini andando in bicicletta, facendo passeggiate, facendo sport individuali, dimenticandosi della nautica. Invito il Presidente Conte a ripensarci e a ricordarsi di noi”.

Esiste già una linea guida per integrare il piano di sicurezza dei porti con l’individuazione del rischio COVID 19?

“Il nostro settore, quello della portualità, è rimasto aperto sin dal primo decreto sulle misure di contenimento del coronavirus, anche per garantire l’attività del settore della pesca professionale, laddove ospitato, mai ‘fermato’, essendo parte della filiera alimentare.

Ma nessuno mai ci ha fornito un protocollo sanitario per l’apertura in presenza di questa emergenza. Abbiamo fatto da noi, inviano ai nostri associati i nostri elaborati, ma è necessario parlare con un’unica voce dell’emergenza COVID e il Governo deve redigere le linee guida per la fase 2 della portualità turistica, evitando che ogni Regione faccia per conto suo generando, anche se in buona fede, un clima di profonda incertezza, di confusione su confusione.

Il cabotaggio nazionale deve essere garantito e le unità da diporto devono potersi muovere da porto a porto, lungo la nostra penisola, senza problemi, ottemperando alle medesime prescrizioni sanitarie e di emergenza. Dobbiamo avere la concreta possibilità di ripartire e in tempi rapidi”.

Quali provvedimenti si aspetta dal Governo per aiutare il settore?

Siamo ben consci delle limitate risorse economiche del nostro Paese, ma alcuni provvedimenti per aiutare la portualità turistica nazionale, possono essere presi nell’immediato, con oneri da parte dello Stato contenuti. Ad esempio, molte concessioni demaniali, di darsene, approdi, ecc. sono in scadenza nel 2020. Ora, a prescindere dal fatto che è necessario riformare tout court la disciplina delle concessioni demaniali, soprattutto per quanto riguarda la durata temporale, in questo periodo critico, per dare respiro al settore, si dovrebbero procrastinare, come detto all’inizio, le validità di quelle in scadenza. Sarebbe un ottimo segnale di attenzione verso le strutture di base della nostra nautica nazionale. In ogni caso, è fondamentale che gli imprenditori del diporto tornino ad avere fiducia e voglia di fare. E potremmo cogliere questa situazione di emergenza per la pandemia, che sta rivoluzionando globalmente il modo di pensare, di lavorare, di rapportarci con nuovi criteri di sviluppo economico, ammodernando finalmente le funzioni della nostra Amministrazione, con una drastica e seria riduzione dei livelli di burocrazia e di ‘ridondanza’ normativa, che sono estremamente deleteri per lo sviluppo della nostra società.

Christian Signorelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le ultime prove