Vela e Motore di Novembre/Dicembre è in edicola

Il nuovo numero di Vela e Motore è arrivato nelle edicole!

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Contenuti

Il nuovo numero di Vela e Motore è in edicola con una serie di interessante interviste ai protagonisti del nostro mondo. Si parte con Gianguido Girotti, Deputy Ceo di Gruppo Bénéteau. Un italiano nel grande gruppo francese, il colosso dedicato al diporto, con una gamma che copre tutti i settori. È arrivato al vertice dopo una carriera molto rapida, passata per lo Studio Frers, Del Pardo e Dufour. Segue poi quella a Enrico Chieffi nel nuovo ruolo di amministratore delegato di Slam: l’azienda è stata acquistata dalla holding italiana VAM Investment e l’obiettivo è tornare nell’olimpo della vela e dell’outdoor con collezioni di altissimo valore tecnico. Infine Mike Fargo, vice president di Simrad, colosso specializzato in elettronica per il diporto, ci racconta i 75 anni di un brand che accompagna gli armatori con strumenti sempre più affidabili e sicuri.

Vi presentiamo poi le 24 imbarcazioni nominate per l’European Yacht of the Year 2022 e divise in cinque categorie: Family, Performance, Luxury, Bluewater e Special Yachts. I vincitori, come sempre, verranno annunciati in occasione del salone di Düsseldorf, dal 22 al 30 gennaio 2022.

Per gli appassionati di cultura vi parliamo del Museo Rahmi M. Koç. Pochi uomini possiedono tante barche quante ne ha l’imprenditore turco, che per custodirle ha creato un museo da 16mila metri quadri a Istanbul. Possiede anche due cantieri navali, a Tuzla e a Miami.

Ricco, come sempre, la spazio dedicato alle prove con l’anteprima di Atomic, uno yacht diverso, esuberante, un posto in cui passare del gran tempo con figli e amici. Caratterizzato dal possente design di Espen Oeino, dagli eleganti interni di Franck Darnet, ospita un incredibile centro immersioni, una piscina a sfioro e una zona intima a prua che accoglie anche un fire pit. Segue il Grand Banks 54, stile classico nel design e tecniche di costruzione e materiali moderni. Con uno scafo robusto e leggero è in grado di consumare poco nelle lunghe traversate sempre all’insegna del relax. Interni con due e tre cabine. Il Riazzardi INfive è un open coupé comodo, sportivo, elegante e in grado di raggiungere 45 nodi di velocità massima. In 16 metri di lunghezza tre cabine doppie, oppure due doppie e una singola, e in entrambe le versioni c’è l’alloggio marinaio. Due i bagni con locale doccia separato. Protagonista della nostra copertina, il Solaris Power 44 Open racchiude ed esalta tutte le peculiarità della sua gamma. Riesce a offrire comfort, stabilità e ottime prestazioni sia in dislocamento che in andature plananti, grazie a un’architettura navale unica. Per gli amanti della pesca abbiamo il Tuccoli T210 VM, la cui progettazione non ha lasciato nulla al caso per quanto riguarda la comodità di pescatori e ospiti. Infine lo Stradivari 43, un battello semi-rigido di Cantieri Capelli motorizzato con una coppia di Yamaha da 425 cv. È un battello unico, intriso di valori culturali e storici, nato per rappresentare un legame tra la tradizione e l’evoluzione di due realtà diverse, apparentemente così distanti.

Per la vela abbiamo invece il Super Fast SF400, progetto di Rob Humphreys, costruzione di Ocean Tec in Slovenia. Una macchina per correre forte che esce dal circuito dei “soliti” marchi. Può essere una soluzione personale e personalizzabile. Non mancano interni spartani ma abitabili. Per i catamarani vi presentiamo il Bali Catspace, grazie al salone con porta basculante l’entry level della gamma vanta un grande ambiente unico utilizzabile in tutte le condizioni meteo. Ha un fly attrezzato con prendisole e dinette di prua. Sottocoperta layout a tre o quattro cabine.

Per lo sport abbiamo infine la World Odyssey 500: trentadue barche in giro per il mondo per un’avventura lunga tre anni. Un rally mondiale organizzato dal gruppo francese Grand Large Yachting per gli armatori delle “sue” imbarcazioni. L’occasione è l’anniversario dei 500 anni della prima circumnavigazione di Ferdinando Magellano. A seguire Les Voiles de St-Tropez, dove i maxi e barche di ogni genere hanno dato spettacolo con vento forte e Barcolana 53, dove la bora ha soffiato per quasi tutta la settimana riducendo il numero dei partecipanti e il programma. Il vincitore però esiste ed è il maxi Arca SGR di Furio Benussi.

Editoriale

STRATEGIE E TAGLIE DIVERSE

di Alberto Mariotti

L'obiettivo è comune a entrambi, crescere e vendere sempre di più, ma le strade che Bénéteau e Solaris hanno scelto di recente per raggiungere l’obiettivo sono diverse. Il Gruppo francese, che ha un fatturato globale di 1,2 miliardi di euro, ha infatti sentito l’esigenza di mettere un limite alle dimensioni delle sue imbarcazioni e si è “liberato” dei marchi che puntavano più in alto, Monte Carlo Yachts e CNB. In una nautica che negli ultimi anni è andata decisa verso il gigantismo è un fatto significativo. In realtà le persone trascorrono sempre più tempo a bordo e cercano lo stesso livello di comfort che hanno in casa, ma come ci aveva raccontato allo scorso Salone di Genova il progettista del brand Prestige Camillo Garroni “sei sempre su una barca e il bello è poterla vivere come una barca”. Fa piacere che un designer legato comunque al mondo dei grandi yacht la pensi così e che un Gruppo forte e radicato come Bénéteau abbia sentito l’esigenza di adattare la sua strategia per intercettare meglio i nuovi gusti e bisogni del popolo dei navigatori.

Solaris, che partiva invece da una base diversa e, passateci il termine, meno articolata rispetto ai francesi, ha scelto la strada opposta, cioè l’espansione e il rinforzo dell’alto di gamma (al Cannes Yachting Festival ha presentato il 111 Cefea, la barca più grande mai costruita dal cantiere) con l’acquisizione proprio di CNB e diventando così Gruppo Solaris. I numeri che il cantiere ha diffuso in occasione dei boat show parlano chiaro: è rappresentato da 52 dealer nel mondo con un fatturato consolidato di 56 milioni di euro di cui il 70 per cento costituito dall’export, a cui andranno aggiunti altri 20 milioni di euro del fatturato CNB, per un totale di 76 milioni di euro.

Il gruppo è quindi oggi articolato in quattro divisioni: Solaris Yachts (fast cruiser da 40 a 80 piedi), CNB (cruiser a vela oceanici da 60 a 90 piedi); Performance Boats (maxi yacht a vela alto di gamma) e Solaris Power (open e lobster a motore da 40 a 80 piedi).

In realtà se da una parte il Gruppo Bénéteau ha rinunciato a una certa fetta di mercato, dall’altra si sta espandendo verso l’affascinante navigazione delle acque interne di fiumi e laghi con il brand Delphia, che aveva acquistato nel 2018. E, soprattutto, dal 2024 lo farà con gli ormai irrinunciabili modelli full electric.

Nel numero che state iniziando a leggere ci confrontiamo con entrambi i protagonisti di questi grandi movimenti: una bella intervista a Gianguido Girotti, anima italiana del management di Gruppo Bénéteau (è Deputy CEO) e due chiacchiere con Marc Giorgetti, dal 2008 azionista di Solaris e anche armatore del 111, che trovate all’interno della prova del Solaris Power 44 Open.

La barca è protagonista della nostra copertina, mentre la prova del Solaris 111 Cefea sarà pubblicata nel nuovo Barche da Sogno in uscita il prossimo dicembre.

Arrivederci all’anno nuovo!

Opinione

Orizzonti infiniti

di Antonio Vettese

Quando si affrontano i grandi temi del mare la prima riflessione è sempre che il mondo è stato scoperto e civilizzato, abitato soprattutto via mare. Nell’atto di salire in barca e navigare resta sempre, magari un poco nascosto, il senso della scoperta, la voglia di passare quel confine che una volta erano le Colonne d’Ercole, metafora dell’incognito. Dopo l’invenzione del GPS e del plotter cartografico non esiste più quell’incognito, a parte qualche scoglio mal segnalato: recente l’affondamento si una barca nel Golfo di St Tropez, uno dei posti più frequentati del mondo. Il marinaio resta tra i pochi che non ha paura dell’orizzonte, ovvero di muoversi verso una terra ignota. Il mondo moderno ci ha un po’ cambiato questo gusto: spesso ci tocca prenotare posti barca, ristoranti, perfino la spesa.

Vivere il mare senza ansia non è del tutto facile. Tuttavia la grande riscoperta della barca di questi ultimi mesi, la volontà di molti di restare a lungo a bordo ha cambiato un poco la destinazione d’uso e anche le abitudini. Per fortuna sono caduti alcuni tabù, se una volta si pensava di poter fare il giro del mondo solo attrezzando un Super Maramù con i fiocchi gemelli, un Hallberg-Rassy o una nave di 30 metri adesso, merito forse anche di una produzione più matura, si pensa anche al catamarano o altre barche meno specializzate.

Del resto il giro del mondo si percorre lungo le rotte favorevoli, come facevano le navi a vele quadre di un tempo. E lo stesso vale per il motore, il giro del mondo completo richiede una autonomia particolare, tuttavia stanno nascendo barche che hanno un range di 1.000 miglia, che cambia decisamente la prospettiva di “solitudine” e lontananza dal porto. Siamo diventati tutti eremiti? No, ormai dipendere da quel regime “sociale” di provviste, rifornimenti è diventato un fastidio. Può sembrare una contraddizione in termini: i marina si attrezzano per offrire servizi sempre più efficaci, i cantieri producono meravigliosi day cruiser da 60 piedi e 2 milioni (almeno) di euro eppure c’è chi cerca la solitudine delle rade. Una risposta sta nel fatto che i day cruiser si vendono ai “terrestri” che alla sera vogliono far la doccia e dormono nel lettone di casa.

È un mercato rispettabile, come tutti, e i numeri hanno dimostrato che per molti cantieri la scoperta di queste formule è stata del tutto vincente. Tuttavia ci interessa di più indagare l’aspirazione a vivere il mare per quello che è sempre stato: un luogo generoso di emozioni e pericoli. Anche sul piano sportivo in Italia esiste una generazione di nuovi velisti che ama l’altura e spinge per ottenere risultati. La ribalta ci parla adesso di Alberto Riva che nel corso della Minitransat si è scatenato (al momento di scrivere non conosciamo i risultati) sostenuto a distanza dai nostri oceanici affermati come Amborgio Beccaria, Giovanni Soldini, Alberto Bolzan. Giancarlo Pedote partecipa alla Transat Jasques Vabre con Andrea Fantini. Ecco, abbiamo i velisti e forse ci manca il grande team: potrebbe essere una barca per il giro del mondo The Ocean Race, annunciata con una certa enfasi e la protezione di un Ministero di cui si sono perse le tracce con un certo dispiacere.

Genova sarà la sede principale della regata, tuttavia non sembra riusciremo ad avere un concorrente. Nonostante il rinvio di un mese della partenza (Australia, Cina e Nuova Zelanda non possono ospitare le sedi di tappa per le restrizioni sul Covid) il tempo non basta più per costruire uno scafo e presentarsi sulla linea. Peccato, siamo stati grandi protagonisti della America’s Cup e non riusciamo a esserlo nell’evento che comunque ha dato tanto alla vela italiana fin dalla sua prima edizione. Forse più che i velisti manca l’armatore appassionato di questo modo di far regate. Eppure…

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