27 maggio 2019

Southern Wind 96 Seatius, ecco la superprova

Navigare veloci e in comfort: è stato il brief dell’armatore al cantiere sudafricano per la seconda unità della miniserie SW96. ottimizzata per la crociera, si distingue per il layout con meno cabine, ma più spaziose
e un ponte sicuro e ben organizzato
Seatius è il Southern Wind 96 numero 2 e segue Sorceress, da cui differisce per alcune soluzioni negli interni e in coperta che lo rendono più orientato alla crociera veloce. Il nome viene dalla parola latina Citius, “più veloce” (che fa anche parte del motto olimpico Citius! Altius! Fortius! e significa Più veloce! Più in alto! Più forte!) e l’armatore lo ha scelto proprio per l’assonanza dei due nomi e il significato.

Le linee di carena sono state disegnate da Farr Yacht Design mentre il concept generale, interni e coperta sono di Nauta Yachts, di cui trovate il contributo di Massimo Gino.

Qui di seguito vi proponiamo una lunga e appassionante intervista al comandante della barca, Angus Fuller che siamo andati a trovare a bordo prima della partenza per i Caraibi.

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«In qualità di builder captain per me è fondamentale capire le esigenze dell’armatore: ho bisogno di sapere se regaterà frequentemente o solo in qualche occasione, nel Mediterraneo o in giro per il mondo, ai Caraibi o in Antartico. Il suo brief è fondamentale, sarebbe complesso costruire uno yacht del genere senza conoscerlo con estrema precisione. Quello dell’armatore di Seatius era chiaro: navigare veloce e in comfort. Voleva le migliori prestazioni possibili per una barca intorno ai 100’ dal design moderno, e allo stesso tempo il comfort fornito da impianti quali aria condizionata, dissalatore e generatori».
«Significa andare a 24 nodi con un vento di 20 e una volta all’ormeggio poter godere di tutti i comfort di un tradizionale yacht da crociera, quindi televisione, cucina e cabine ben attrezzate per mangiare e dormire, un layout interno pratico e un ponte di coperta ben organizzato e sicuro»
«Il segreto per navigare veloci è nell’abilità di usare vele dalle dimensioni importanti e riuscire a metterle via in sicurezza. La prima considerazione è capire il numero di persone a bordo. Prendiamo ad esempio il 100 piedi Comanche (superyacht progettato dallo studio VPLP insieme a Guillaume Verdier, n.d.r), per portarlo servono 25 persone in coperta. Seatius può invece navigare in oceano con appena due persone di turno. Tutto si riconduce alla gestione delle vele. Il nostro armatore navigherà con un equipaggio ridotto, non aveva senso avere vele enormi, ma impossibili da usare con sei persone. La scelta è stata per vele da andature portanti grandi, ma avvolgibili, che possano essere gestite da una coppia di persone. Impossibile pensare di ritornare agli snuffer».
«Longevità, manutenzione ridotta e supporto, ovviamente anche il prezzo è un fattore. Abbiamo lavorato con il neozelandese Mike Sanderson della veleria Doyle e ci siamo trovati benissimo».
«Anche la forma dello scafo incide, e il 96 ha volutamente linee permissive in termini di carico. Mentre il SW96#1 Sorceress ha un’anima più sportiva e viene alleggerito in vista delle regate, su Seatius vogliamo andare veloci e farlo con 170 metri di catena dell’àncora, diversi water toys, oltre 3.600 litri di carburante e molto altro. Abbiamo cercato di rendere le due estremità della barca meno sensibili ai pesi variabili e siamo soddisfatti del risultato, la barca naviga bene attraverso le onde. È uno scafo permissivo e versatile».
«Costruzione a parte, albero e rigging hanno una parte importante. Seatius li ha entrambi di carbonio ad alto modulo, il paterazzo e le sartie fisse sono in EC6 di Future Fibres (azienda acquistata da Southern Spars, parte oggi di North Technology Group n.d.r.), materiali che permettono di ridurre non solo il dislocamento, ma anche i pesi in alto e di conseguenza contenere sbandamento e beccheggio. Per il ponte di coperta abbiamo preferito il teak sintetico di Flexiteek con cui risparmiamo altri 500 kg rispetto a quello naturale».
«Sì, avremmo potuto avere anche i due stralli in EC6 con canalette in carbonio, ma sarebbe stata una soluzione più fragile della convenzionale che abbiamo usato con gli stralli in tondino e le canalette di alluminio. Ovviamente sono materiali più pesanti, aumentano il peso in alto e la tendenza alla catenaria (la curva formata da un cavo a causa del suo stesso peso, n.d.r.), che non va bene. Abbiamo però preferito questa soluzione per le minori probabilità di rottura rispetto al carbonio. Una canaletta che si rompe può impedire di riavvolgere la vela con tutti i rischi del caso. In certe situazioni le scelte sono state più conservative in un’ottica di sicurezza, non solo per andare più veloci».
«Abbiamo studiato a lungo il layout del ponte e del sistema di cime e controlli. Abbiamo replicato alcuni controlli idraulici delle vele all’albero, soluzione che permette di gestire più facilmente alcune manovre senza dover urlare verso poppa e contare su qualcuno che è in pozzetto, lontano diciotto metri».
«Una lifting keel con un’escursione di circa 2 metri per passare da un pescaggio di 3,40 a uno di 5,50 per entrare nelle baie e allo stesso tempo mantenere la capacità di navigare veloci. Abbiamo una coppia di timoni, funzionali alla larghezza della barca e che rendono lo yacht sempre facile da timonare. Nelle precedenti 10.500 miglia non ho mai sentito perdere il controllo della barca o arrivare anche solo vicino al limite. Inoltre le due pale hanno un pescaggio inferiore a quello di una sola e incrementano quindi la scelta degli ormeggi in crociera. Lo svantaggio è l’esposizione agli urti delle pale, che non sono protette dalla chiglia».
«No, in navigazione la lifting keel deve sempre essere giù, in caso contrario la barca andrebbe storta e avrebbe un momento raddrizzante inferiore. Inoltre strutturalmente non è pensata per procedere sollevata. Per passare da una posizione all’altra ci vogliono circa 2 minuti e mezzo, il tempo esatto dipende dal numero degli impianti idraulici in funzione al momento. Basta premere un bottone, durante il movimento non si sente nulla, quando arriva a fine corsa invece le 20 tonnellate si sentono. In caso di guasto all’impianto una valvola manuale permette di togliere pressione all’impianto e lasciar scendere la pinna: la posizione di sicurezza è sempre con il bulbo giù».
«Per la parte display mi piace B&G e ne abbiamo diversi. Visto che Seatius navigherà in giro per il mondo e in zone nebbiose, come il New England negli USA, il radar è fondamentale, in questo caso ho affiancato Furuno per le capacità a mio avviso migliori di distinguere i bersagli in situazioni di scarsa visibilità».
«Abbiamo una telecamera Flir a infrarossi sull’albero, utile per vedere al buio e soprattutto in caso di uomo a mare. Tutti i giubbotti di salvataggio hanno un sistema AIS (Automatic Identification System) personale che segnala sul display della nostra barca e di quelle nei dintorni la posizione del naufrago e una torcia Exposure Light ad accensione automatica con luce flash visibile fino a due miglia di distanza».
«Sì, ne abbiamo diversi. Con l’armatore sono stato chiaro e non sono disposto a fare compromessi sulla sicurezza. Il protocollo obbliga a indossare sempre il giubbotto quando abbiamo una mano di terzaroli, in condizioni di scarsa visibilità e di notte. Questa è una regola facile e poco interpretabile: per notte s’intende quando il sole è sotto l’orizzonte. Un’altra regola è mai indossare il giubbotto sottocoperta, perché distrugge gli interni. Quando navighiamo a motore nelle ore di luce è possibile navigare con una sola persona in coperta, che non può però uscire dal pozzetto prima di aver avvisato».
«Quando si naviga a bordo di un 100’ è facile trovarsi a 18/20 nodi e non si riesce a mollare tutto e tornare indietro subito. Su entrambe le timonerie abbiamo quindi due bottoni che vanno premuti insieme per fissare le coordinate Gps dell’incidente e rilasciare il Jonbuoy (imbracatura di sicurezza automatica, n.d.r.). È fondamentale poterlo fare dalle ruote, senza doverle lasciare e percorrere diversi metri fino al pulpito di poppa dove è agganciato. Fatta questa operazione si avvolgono le vele e si torna indietro».
«Su barche di queste dimensioni anche il migliore degli autopiloti può sbagliare, e un errore con oltre 1.000 mq di vela può essere pericoloso e danneggiare l’attrezzatura o ferire il tuo equipaggio. Quando navighiamo a vela lo usiamo molto raramente, a motore invece è più comune».
«Comandante e “primo ufficiale” non sono mai insieme, sarebbe uno spreco di risorse. I trasferimenti si fanno in sei, non di più: le persone in mare si annoiano e creano problemi. Inoltre, quando c’è troppa gente si dorme troppo».
«No, quando si dorme troppo succedono cose bizzarre, si perde l’abitudine al lavoro, una situazione che ho visto accadere spesso. Non dico di dormire un’ora, quattro o cinque è l’ideale. Di notte in sei persone facciamo tre turni da due lunghi quattro ore, il sistema è basato sulla rotazione dell’equipaggio, in modo che non siano sempre gli stessi a stare insieme, dopo una settimana il rischio è la perdita di efficacia. La rotazione serve anche a lasciare in coperta una persona che conosca cosa è successo nelle ore precedenti e possa informare chi inizia il turno, soprattutto sui movimenti delle navi circostanti. A pranzo e cena stiamo invece sempre tutti insieme, è una regola e vale per chi sta male, sono i due soli momenti di condivisione e sono importanti».
Lo studio milanese Nauta Yachts si è occupato del concept generale della barca e della progettazione di coperta e interni. Abbiamo incontrato Massimo Gino, socio e designer dello studio, per farci raccontare meglio la filosofia della barca. «Seatius è l’evoluzione del SW 96#1 Sorceress e ha un layout di coperta più moderno, dotato di due prendisole laterali delimitati da un passaggio centrale per gli ospiti - che crea anche un punto d’appoggio a barca sbandata per camminare verso prua - e un’isola centrale con dodger che protegge il tambuccio dell’ingresso equipaggio, qui c’è posto per una persona che in trasferimento può stare seduta e protetta con gli strumenti elettronici e ben in vista per controllare la condotta della barca. Alcuni aspetti innovativi, come l’hard top fisso che protegge il pozzetto degli ospiti e i bimini rimovibili in carbonio a protezione delle timonerie, rendono il layout di coperta ancora più moderno. Negli interni il layout prevede, da prua a poppa, la suite dell’armatore, una cabina Vip a sinistra con letto matrimoniale, il salone e poi la terza ospiti e la zona equipaggio a poppa. Il salone è aperto verso la zona di prua dove, due gradini più in basso a dritta, si trova una Tv lounge (al suo posto Sorceress aveva la quarta cabina ospiti con letti sovrapposti). Una differenza che migliora l’armatoriale che ha così lo spazio per una comoda cabina armadio. L’evoluzione degli interni consiste quindi in un layout con tre ospiti al posto di quattro, ma più ampie: la zona armatore “guadagna” la dressing room e il salone la Tv lounge. La zona equipaggio è a poppa come sulla gran parte dei Southern Wind, con una divisione guests/crew che rispecchia quella in coperta ed è ispirata alla filosofia “happy crew, happy owner” (equipaggio felice, armatore felice, n.d.r.), e prevede l’alloggio del comandante con letto matrimoniale, due cabine, una con letti separati in piano e una con letti sovrapposti, tutte dotate di bagno proprio, una grande e funzionale cucina e il crew mess, oltre ai vari servizi/elettrodomestici. Su Seatius siamo anche contenti della collaborazione con il decorator olandese Jeroen Machielsen dello Studio Hermanides portato dall’armatore, che ha creato degli accoppiamenti di legni nuovi, chiari e scuri, per paglioli e mobilio. Nauta Yachts ha collaborato con il decorator seguendo il suo lavoro per mettere a punto la combinazione più felice tra geometrie degli interni e accoppiamenti cromatici dei nuovi legni. Lo stesso decorator ha seguito anche tutti gli altri materiali d’arredamento».
Lunghezza f.t. m 31,41
Lunghezza al gall. m 26,8
Larghezza m 6,95
Pescaggio lifting keel / chiglia fissa optional m 3,4-5,5 / 4,5
Dislocamento lightship stazza IRC kg 59.590
Serbatoio acqua lt 1.700
Serbatoio carburante lt 3.680
Motore Steyr SE286E40 da 279 cv
Architettura navale Farr Yacht Design
Coperta e interni Nauta Yachts

INDIRIZZI Southern Wind Shipayard,
per info: tel. 010 570 4035; www.sws-yachts.com

COSTRUZIONE Scafo e coperta in sandwich di composito avanzato con anima di Corecell, resina epossidica e fibra di carbonio. Interni in legno alleggerito con struttura a sandwich e anima di honeycomb o schiuma di Pvc.

PIANO VELICO E STANDARD Albero di carbonio ad alto modulo Southern Spars, rigging carbonio EC6. Superficie velica bolina mq 498. Misure piano velico: I m 37,35; J m 11,40; P m 36,52; E m 12,30.
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